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diarborea


Diario


2 aprile 2009

ARBOREA. Il ritorno al nome fascista: Caterina Pes (Pd) pronta a portare il caso in Parlamento Così Arborea tornò Mussolinia

  
da La Nuova Sardegna GIOVEDÌ, 02 APRILE 2009

Il ritorno al nome fascista: Caterina Pes (Pd) pronta a portare il caso in Parlamento

Così Arborea tornò Mussolinia

Il sindaco: «Tutta colpa di una circolare del 1978»

9 arb 020409di CRISTINA DIANA
 ARBOREA. L’annunciato ritorno sui documenti della dicitura «nato a Mussolinia di Sardegna» non ha nulla a che vedere con le recenti disposizioni contenute nel cosiddetto “decreto taglialeggi” del ministro Calderoli. L’iniziativa del Comune, riportata ieri su queste pagine, sarebbe solo un “ginepraio burocratico” nel quale si sono involontariamente infilati funzionari e amministratori.
 Una notizia che ha lasciato tutti di stucco, compresi i funzionari della prefettura. E le reazioni non si sono fatte attendere. La deputata del Pd Caterina Pes dice d’essere pronta a presentare un’interrogazione parlamentare al ministro Maroni. «Mussolinia? Se non fosse un pesce d’aprile, l’anagrafe creativa del Comune di Arborea non ci piace affatto. Perciò chiederemo al ministro d’intervenire per evitare la riesumazione del vecchio e odioso nome di Mussolinia», dice la deputata, che aggiunge: «I cavilli giudirico-legali ci interessano poco. Ai cittadini di Arborea non può essere chiesto di cambiare la propria carta d’identità per nessuna ragione, soprattutto quando le motivazioni, al di là delle assicurazioni del sindaco, sono palesemente legate a un’operazione nostalgica».
 Ma dal Comune, primo cittadino in testa, si sono affrettati a chiarire i contorni della curiosa vicenda, che in qualcuno ha fatto nascere il timore di un ritorno al passato. Seppure solo anagrafico, tenuto conto che con una lettera (datata 18 marzo) sono state informate le persone nate tra il 1931 e il 1944 che sulle loro carte d’identità dovrà essere riportata l’indicazione «nato a Mussolinia di Sardegna».
 Ma ecco come spiega l’accaduto il sindaco Bepi Costella: «Si tratta di una circolare del ministero dell’Interno risalente al 1978 (esattamente la numero 78 dell’8 giugno, che non si capisce bene se imponga o suggerisca di riportare sui documenti la vecchia denominazione dei Comuni -ndc) e per questo dobbiamo adempiere». «Non è una nostra scelta - aggiunge - ma un obbligo di legge che riguarda tutti Comuni che nel corso della loro storia hanno cambiato denominazione».
 Una circolare di quasi trentun’anni fa, dunque, che rispunta proprio nel momento in cui c’è una grande confusione attorno al “decreto taglialeggi” di Calderoli. Il sindaco però dice che si tratta solo di una casualità temporale, nulla di più: «Il responsabile del Servizio demografico mi aveva fatto vedere questa circolare già due anni fa - spiega - ma per vari motivi era caduta nel dimenticatoio. Ora però mi dicono che stanno per scadere i termini. Quindi dobbiamo essere celeri nell’attuazione del provvedimento».
 E proprio con questa finalità dagli uffici comunali sono partite quelle lettere che hanno fatto storcere il naso a quanti, tra i cittadini nati tra il ’31 e il ’44, non va a genio l’idea di vedere sui loro documenti la dicitura «nato a Mussolinia di Sardegna». Tuttavia su questo punto il sindaco è fermo nel ribadire che non c’è assolutamente nulla di “nostalgico”: «Abbiamo già avvisato tutti i 212 cittadini interessati tra quelli residenti qui. Per quanto riguarda gli altri documenti, come la patente, ad esempio, occorrerebbe modificarli, ma comunque rilasceremo una dichiarazione scritta che attesta che Arborea e Mussolina sono il medesimo Comune - sottolinea - quindi a un controllo della patente basterà esibire questo attestato per chiarire, se fosse necessario, la differenza di denominazione con la carta d’identità».
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1 febbraio 2009

ARBOREA. Lunedì la visita del ministro Luca Zaia

  
 da La Nuova Sardegna DOMENICA, 01 FEBBRAIO 2009

ARBOREA

Lunedì la visita del ministro Luca Zaia

17 arborea 010209ARBOREA. Il Consiglio comunale è stato convocato per domani alle 13.
 L’assemblea riceverà la visita strettamente istituzionale del ministro per le politiche agricole e forestali Luca Zaia (nella foto).
 Nell’aula consiliare terrà il saluto ufficiale il sindaco Bepi Costella, mentre al termine della assemblea il ministro Zaia incontrerà gli operatori economici locali per conoscere da vicino il sistema cooperativistico, del credito e agrozootecnico di Arborea. La visita del ministro costituirà una occasione in più per esporre a un rappresentante del Governo le diverse problematiche che investono il sistema Arborea. Problematiche delle quali si è parlato e si parla a diversi livelli istituzionali. Arborea, come è noto, costituisce un esempio di imprenditorialità praticamente unico almeno in provincia.

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29 novembre 2008

Arborea. Inchiesta dopo l'esposto dei residenti: attività sorta in una zona “verde”

  
da L'Unione Sarda Sabato 29 Novembre 2008
Arborea. Inchiesta dopo l'esposto dei residenti: attività sorta in una zona “verde”
Chiosco in via Azuni, sindaco indagato
Abuso d'ufficio per Costella, falso per l'ex segretario Cossu

In tribunale il 27 gennaio oltre a Bepi Costella anche Francesco Cossu, l'ex segretario comunale e oggi sindaco di Simaxis.
L'inchiesta è chiusa e il pubblico ministero ha già avanzato la richiesta di rinvio a giudizio. Per due persone: l'attuale sindaco di Arborea, Beppi Costella, e l'ex segretario comunale Francesco Cossu. Per il primo cittadino l'accusa mossa dalla Procura della Repubblica di Oristano è quella di abuso d'ufficio, mentre il funzionario comunale (attualmente è il sindaco di Simaxis) dovrà rispondere del reato di falso. La storia è quella del chiosco realizzato in una zona del paese dove, secondo il piano regolatore, si sarebbero potuti realizzare solo giardinetti. Ricevuto l'esposto presentato dagli abitanti del quartiere (tormentati dalla musica fino a notte fonda) il sostituto procuratore Diana Lecca ha aperto un'inchiesta e ha deciso di verificare come mai il Comune di Arborea abbia firmato un'autorizzazione che - secondo la Procura - non poteva essere concessa.
L'INCHIESTA Il fascicolo è stato aperto alla fine del 2006 e gli accertamenti sono andati avanti per quasi due anni: nei giorni scorsi il magistrato ha concluso le verifiche e ha richiesto il rinvio a giudizio dei due indagati. Il Gup del Tribunale di Oristano, Mauro Pusceddu, ha già fissato l'udienza preliminare per il 27 gennaio e solo allora deciderà se il sindaco di Arborea e l'ex segretario comunale (entrambi difesi dall'avvocato Piero Franceschi) dovranno essere processati. L'accusa di abuso d'ufficio per il sindaco Beppi Costella è legata all'approvazione della delibera (la numero 5 dell'11 gennaio 2002) che stabiliva l'assegnazione a una società del posto di un'area di via Azuni per realizzare un bar. Il segretario comunale invece è accusato di falso perché - stando alla tesi del pubblico ministero Diana Lecca - avrebbe indotto in errore la Giunta comunale, assicurando l'esistenza del parere favorevole dell'Ufficio tecnico sulla realizzazione del chiosco. Anche se, in realtà, (così perlomeno è emerso dagli accertamenti del Corpo forestale) i tecnici del Comune non si erano mai espressi sull'intervento di via Azuni.
LA VICENDA La richiesta per realizzare un chiosco di cento metri quadri arriva all'ufficio protocollo del Comune il 7 gennaio del 2002 e in quattro giorni la Giunta dà il suo via libera. Tutto regolare, secondo la delibera, compreso il parere del geometra Bruno Veiceschi e quello del responsabile dell'area tecnica, l'ingegner Alessandro Naitana. Eppure, leggendo le quattro righe scritte il 10 gennaio dal geometra comunale, il magistrato ha notato qualcosa di strano: «I lotti risultano avere specifica destinazione che non può essere derogata e pertanto tale iniziativa deve essere localizzata al di fuori dalla zona richiesta». Nel frattempo comunque il chiosco viene costruito, monta la protesta e a questo punto dice la sua anche l'ingegner Naitana: «L'ufficio non ha mai espresso parere di regolarità tecnica, come invece si scrive nella delibera della Giunta». Da qui è partita l'inchiesta che da qualche giorno si è conclusa con due richieste di rinvio a giudizio. ( n. p. )
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13 ottobre 2008

ARBOREA. La Sagra della polenta è sempre un successo. TRADIZIONI Ponte tra Veneto e Sardegna

 
 da La Nuova Sardegna LUNEDÌ, 13 OTTOBRE 2008

Arborea, polenta per tutti

Un successo per la 26esima edizione della Sagra

TRADIZIONI Ponte tra Veneto e Sardegna

17 arborea 131008ARBOREA. La Sagra della polenta è sempre un successo. E anche l’edizione 2008 non ha tradito le attese. In primo piano le tradizioni enogastronomiche e la cultura.
 Alla sua 26esima edizione la Sagra della polenta, organizzata come sempre dall’Associazione turistica Pro Loco, col concorso del Sistema Arborea e con il patrocinio del Comune gemellato di Zevio (Verona), della Regione Veneto, dell’assessorato ai flussi migratori, delle amministrazioni provinciali di Oristano e di Treviso, e con la collaborazione dell’Associazione Amj di Zevio, ha richiamato nella cittadina della bonifica migliaia di persone. Una manifestazione che ha goduto anche di una giornata quasi estiva.
 Ha fatto gli onori di casa il sindaco Bepi Costella, nel suo intervento di saluto. Costella ha ricordato che Arborea è membro fondatore dell’Associazione Polentari d’Italia, sorta nel 1996.
 Il programma della sagra prevedeva un percorso enogastronomico, tra polenta e vini sardi, che è cominciato alle 12.30, nell’area davanti alle scuole elementari.
 Alle ore 16 è partita la sagra vera e propria, con la consueta degustazione e con la distribuzione degli assaggi, ad offerta, negli stand disposti in Piazza Maria Ausiliatrice.
 Quest’anno il piatto forte della giornata è stata la «polenta’e renga» (aringa), offerta dai soci di Zevio. Ma i visitatori hanno anche potuto degustare succulente terrine di polenta, arrostita un robuste fette, e salsiccia.
 Il richiamo del percorso gastronomico in bilico tra le tradizioni della Sardegna e quelle del Veneto, terra che con Arborea ha un legame indissolubile, è stato un fortissimo richiamo per tanti visitatori. Il bilancio della manifestazione è dunque completamente positivo e gli organizzatori già pensano alla prossima edizione.
 Oltre al cibo, gli organizzatori hanno anche proposto un’offerta musicale con lo spettacolo di danze e musiche tradizionali «Cantos e Ballos».

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14 settembre 2008

Palmas Arborea, è la terza volta che Paolo Garau riceve una lettera minatoria, la Digos segue la pista politica

 
 da La Nuova Sardegna DOMENICA, 14 SETTEMBRE 2008

Palmas Arborea, è la terza volta che Paolo Garau riceve una lettera minatoria, la Digos segue la pista politica

Una cartuccia per posta al sindaco

Il primo cittadino convoca un’assemblea: «Senza sostegno mi dimetto»

 10 arborea 140908 11 arborea 140908 PALMAS ARBOREA. Una frase - «Fai da bravo che è meglio per te se no ne basta una» - e una cartuccia. Il sindaco Paolo Garau ha trovato la busta sul tappeto dell’uscio di casa venerdì mattina alle sei e mezza. Stava uscendo per una tranquilla giornata di lavoro, diventata probabilmente il punto di non ritorno per la sua esperienza alla guida del Comune. È infatti la terza intimidazione che il primo cittadino subisce e a questo punto la tentazione di gettare la spugna è forte.
 È da gennaio che le minacce si ripetono, anche se mai erano state così esplicite e crude. In effetti in questi mesi si è assistito ad una vera e propria escalation di avvertimenti, iniziati a gennaio con l’invio di una prima lettera. A questa ne era seguita una seconda e, venerdì, è arrivata la terza stavolta accompagnata dalla cartuccia. Un segnale che non può essere equivocato e che ha convinto Paolo Garau a convocare un’assemblea e una seduta straordinaria del consiglio comunale per martedì pomeriggio, nel centro culturale di via Verdi.
 L’intenzione della giunta e della maggioranza è quella di rassegnare le dimissioni, ma tutto dipenderà dalla risposta che il paese darà. «Se vediamo che ci sono un’ampia partecipazione e tanta solidarietà siamo disposti ad andare avanti, altrimenti molliamo tutto immediatamente», afferma il sindaco.
 Il futuro darà una risposta, per ora invece si guarda al passato per cercare di capire dove possa avere origine questo pesante avvertimento, legato con certezza all’attività politica del sindaco. I riferimenti contenuti già nelle altre due lettere lasciavano poco spazio a piste investigative differenti e ora la Digos, che segue il caso, sa dove puntare.
 Meno facile invece capire quale movente si nasconda dietro le minacce. A gennaio e a giugno le lettere erano state recapitate in Comune e contenevano critiche a Paolo Garau, per il suo modo di svolgere il mandato politico. Era stato indicato come il «padrone di Palmas, circondato da assessori damigelle». Stavolta però qualcuno ha osato di più. Nella notte tra giovedì e venerdì si è spinto sino a casa del primo cittadino che abita con la moglie e due figli, e quindi ha lasciato la busta con la missiva minatoria e la cartuccia.
 «Le lettere - spiega Paolo Garau - sono arrivate sempre in concomitanza di progetti portati a termine dall’amministrazione, come il parco urbano e il centro culturale. Ora l’amministrazione ha appena ultimato un lavoro sull’attività politica che è stato registrato in dvd, evidentemente a qualcuno dà fastidio la nostra operosità».
 Paolo Garau è alla guida di una giunta senza colore politico, nonostante lo stesso primo cittadino si sia definito un ex democristiano e un antiberlusconiano convinto. Nessun collegamento viene invece fatto con l’attività lavorativa di Paolo Garau che è dipendente dell’Università di Sassari al Centro sperimentale per le coltivazioni arboree di Fenosu o a quello della moglie che gestisce una tabaccheria a Palmas Arborea. Il parroco, don Tonino Zedda, ha condannato l’episodio durante l’omelia della messa di ieri e ripeterà anche oggi l’appello per una convivenza civile, in un paese dove gesti del genere sono sconosciuti. Palmas Arborea sta anzi vivendo un periodo di rilancio, testimoniato anche dall’incremento della popolazione.
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31 agosto 2008

Diario di un aspirante ipocondriaco / - 2

Domani è l'ultimo giorno di lavoro prima dell'intervento. Verso le quattro del mattino di venerdì scorso, ho scoperto che ho tempo una settimana per consegnare una relazione fondamentale riguardo un progetto misterioso di cui al momento ignoro la maggior parte dei dettagli, ad esempio se esiste davvero. In ogni caso, considerati i quattro giorni di convalescenza che mi aspettano da martedì, significa che dovrò terminare il tutto entro la mezzanotte di domani sera. Come Cenerentola.

Per un attimo ho anche pensato di lavorarci nel fine settimana, poi ho accantonato l'idea. Avevo un sacco di cose da fare. Cose decisamente più importanti. Tipo le quartine di domani.


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1 agosto 2008

TERTENIA. L'ultimo saluto : addio, Giulia

  
da L'Unione Sarda Venerdi, 01 Agosto 2008 
Vita e morte
E la mamma partorisce durante i funerali
 

La vita e la morte, ieri pomeriggio, si sono intrecciate drammaticamente per la mamma di Giulia. Nel giorno più tragico della vita di ogni genitore, quello in cui si è costretti a seppellire un figlio, la donna ha dato alla luce la sua quarta bambina: Paola Giulia, e Paola era il nome che aveva scelto proprio la piccola vittima della tragedia. Solo un crudele scherzo del destino ha fatto sì che, proprio mentre un corteo commosso e tristissimo accompagnava il feretro della sventurata bambina in chiesa e poi in cimitero, la sorellina di Giulia nascesse all'ospedale di Lanusei con un parto cesareo.Troppo forte il dolore di questa madre al nono mese di gravidanza perché si potesse solo pensare di far proseguire la gestazione.
E mentre mamma Maddalena entrava in sala parto, il feretro della piccola Giulia giungeva mestamente nella chiesa della Beata Vergine Assunta, accompagnato dal padre Paolo e dalle sorelle maggiori, Anna e Francesca. Sul sagrato, centinaia di persone in paziente attesa, i volti irrigiditi da un dolore pieno di perché, di se, di forse. Molti si nascondono dietro un paio di occhiali scuri, la commozione tradita dalle lacrime che rigano il viso. Ci sono i compagnetti di scuola, ognuno con una rosa bianca in mano. Composti, ordinati. Giulia era affezionata a loro, era premurosa, lei che sembrava più grande dei suoi dodici anni. Sull'auto che ha trasportato la bara, le corone e i mazzi di fiori degli amici e dei parenti. La parrocchiale fatica a contenere i fedeli, moltissimi seguono la funzione sulle scale o aspettano fuori, cercando un po' di refigerio nell'ombra o nella leggera brezza che allevia il caldo torrido.
«È difficile trovare consolazione in momenti come questi - dice il parroco, don Piroddi - ma possiamo comunque trovarla, consci che ora Giulia, la nostra piccola Giulia, è in cielo e siede a fianco di nostro Padre». Il presule ricorda che, non molto tempo fa, la bambina aveva fatto, nella stessa chiesa, la sua Prima comunione. «Giulia la conoscevamo tutti - ricorda il sacerdote - era allegra, dolce, affettuosa».
Una furia della natura, racconta un amico di famiglia sul sagrato della chiesa. Giulia era bellissima: alta, bionda, con dei grandi occhi verdi. Intelligente, curiosa. Le piaceva lavorare in campagna, aiutare il padre. Forse proprio questa vitalità le è stata fatale. Tra i capannelli di persone che attendono l'uscita del feretro l'argomento è sempre lo stesso: com'è potuto succedere? Pian piano, si viene a sapere della nascita della sorellina. La gente chiede di mamma Maddalena, come sta, si domanda che succederà ora. Il pensiero di altri va al padre, Paolino. «È un gran lavoratore - dice un amico che lo conosce bene - sempre disponibile, e la sua famiglia è benvoluta da tutto il paese».
All'uscita del feretro dalla chiesa, un dolore composto, muto. Dietro la bara, migliaia di persone, venute in silenzio a dire addio a una bambina meravigliosa.

FRANCESCO MANCA
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  da L'Unione Sarda Venerdi, 01 Agosto 2008 
Arborea
Concorso 3A, vinta la Fiat 500
 

È un consumatore di Tempio Pausania, Paolo Ranedda, il vincitore della Nuova Fiat 500 che la Cooperativa 3A di Arborea ha messo in palio come premio finale del concorso “Svita & vinci” del Latte Arborea. Per la consegna delle chiavi della macchina al vincitore è stata organizzata un'apposita cerimonia che si terrà giovedì alle 10.30 nella sede della Cooperativa (Strada 14 Est bis). Al concorso, che ha avuto luogo dal 1° aprile al 30 giugno, hanno partecipato 36.832 consumatori di latte Uht della 3/A di cui 364 hanno vinto altri premi in palio giornalmente. ( e. f. )
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da L'Unione Sarda Venerdi, 01 Agosto 2008 
arborea
Cinquecento firme contro la Regione: non vogliamo ospitare i nomadi
 

Il no ai nomadi è corale: i cittadini di Arborea lo hanno quasi urlato durante un'assemblea popolare organizzata mercoledì sera e lo hanno ribadito formando un numeroso comitato spontaneo. Per bloccare l'arrivo dei rom nelle campagne del paese (la Regione ha deciso di ospitarli in alcune vecchie case di sua proprietà) è stato redatto un documento che nel giro di qualche ora ha raccolto più di cinquecento adesioni. «La Regione non ha avuto rispetto dei cittadini di Arborea, perché nonostante le prese di posizione è stato deciso ugualmente di affidare in comodato d'uso gratuito alle famiglie rom le case dimesse che si trovano nelle nostre borgate - è scritto nel documento - I nomadi dovrebbero essere ospitati all'interno di strutture che da molti anni sono ambite anche dagli abitanti di Arborea, disposti anche a spendere per l'acquisto e la ristrutturazione. Oltretutto quegli edifici fanno parte del patrimonio storico e culturale del nostro paese e devono essere ristrutturati e conservati, non destinati alla distruzione».
Nel lungo documento i cittadini di Arborea rispondono anche alle accuse di razzismo piovute da tutta la Sardegna. «Ci siamo sentiti sotto processo solo per aver avuto il coraggio di ammettere di non essere pronti a convivere con persone che hanno un modo di pensare e agire troppo diverso dal nostro - sottolineano i componenti del comitato dei cittadini - Nessuno di noi nega l'importanza della solidarietà tra i popoli, ma il problema dei nomadi non può essere scaricato solo sulla nostro comunità». ( n. p. )
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28 luglio 2008

ARBOREA. Un infarto probabilmente lo ha colpito mentre nuotava

   
  da L'Unione Sarda Lunedi, 28 Luglio 2008
 
L'arrembaggio anti rom
Bepi Costella, figlio di immigrati, li ha sfrattati

DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO PAOLINI
ARBOREA
Nel cattolicissimo cuore verde della Sardegna, tutto Dio e campi di mais, c'è un antesignano dello stato d'emergenza nazionale per l'immigrazione. Già venti giorni fa Bepi Costella firmò un'ordinanza di sgombero da Pagu e Bonu per cinquantuno rom piovuti nella notte da Terralba. Il loro campo era stato spianato dalle ruspe, liscio come un tavolo da biliardo: «Non penso che solo Arborea si debba fare carico del problema».
Sessantadue anni e un casco di capelli biancolatte, dal 2005 è sindaco di quattromila anime operose: «I maschi lavorano quasi tutti in campagna, la disoccupazione è solo al femminile. La popolazione cresce, di poco ma cresce». Insieme al malumore della Giunta comunale: «Gli assessori hanno protocollato le dimissioni, e questo crea qualche difficoltà operativa».
Emergenza finita?
«Direi proprio di no. I rom sono nella comunità Il Samaritano, assieme a drogati e carcerati. È chiaro che lì non possono restare a lungo. Siamo disposti ad accogliere una famiglia, di più proprio non è possibile».
Ha visitato il campo?
«Ho trovato Pagu e Bonu in condizioni pietose. Don Giovanni Usai è stato bravo e solerte nell'investire la Protezione civile che ha reso accettabili le condizioni di vita. Ora la Regione deve sistemarli in maniera definitiva».
La colpa è della Regione?
«Non dico che sia di questa Giunta, perché i rom a Terralba c'erano da ventiquattro anni in un terreno che avevano acquistato. Il sindaco di Terralba li ha fatti sgomberare e, secondo me, non è stata la scelta giusta: il campo doveva essere allestito lì. Queste persone sono iscritte all'anagrafe di Terralba, i bambini frequentano le scuole nel paese».
Lei è nato in Sardegna?
«I miei genitori, nel 1936, sono venuti dal Veneto per lavorare le terre e non per fare i nomadi o mendicare. C'era un bando che offriva poderi da coltivare. Oggi la Regione ne possiede alcuni a Tiria, perché non dare a queste persone la possibilità di lavorarli? In questo modo smetterebbero di creare problemi».
Quali problemi creano?
«Chi non lavora genera difficoltà. Come dice Bossi, chi non ha un impiego e non lo vuole è giusto che rimanga a casa sua».
La pensa come Bossi?
«Lo cito solo a questo proposito. I sardi sono emigrati dappertutto, è giusto che sia consentito anche agli altri».
Pentito di aver firmato l'ordinanza?
«La rifarei perché i rom vivevano in una situazione sanitaria terribile. Per loro le porte sono aperte, ma devono rispettare le nostre condizioni. Siamo abituati a lasciare la chiave nella toppa, la nostra esistenza è fatta di lavoro e fiducia, e non vogliamo cambiare».
Non teme di essere giudicato razzista?
«No, perché non lo sono. Nel nostro Comune ci sono indiani, senegalesi, la comunità Il Samaritano e la cosa non ci disturba. Ma dobbiamo essere sempre e solo noi a pagare un prezzo alla solidarietà?».
Quanto c'entra il giro di vite del governo?
«In quei giorni si discuteva la proposta Maroni, qualcuno ci avrà pensato, ma non è stato determinante».
Perché il sindaco di Terralba non ha chiesto i finanziamenti regionali per i campi rom?
«Se non l'ha fatto un motivo ci deve pur essere».
Quale?
«Non lo so».
Arborea inquina più di un campo rom.
«È un problema che si sta pian piano risolvendo, dovremmo arrivare a bonificare il territorio. La Regione ha dato i soldi per creare le condotte di smaltimento e i lavori sono quasi completati».
D'accordo con le scelte di don Usai?
«Come prete ha fatto bene ad accoglierli, ma nelle vesti di cittadino non si è comportato correttamente. Prima ne avrebbe dovuto parlare con me. Sono quel genere di cattolico che non crede alla carità cristiana sotto forma di elemosina, è inutile dare diecimila euro a una persona senza far capire qual è il valore dei quattrini».
L'ultima volta che è andato in chiesa?
«Domenica scorsa».
Con un certo imbarazzo?
«Il parroco ha fatto un'omelia toccando anche l'argomento. Finita la messa un paio di persone mi hanno chiesto: "Sei in pace con la tua coscienza?" Ho risposto: "Inizia a fare qualcosa tu, porta a casa qualcuna di queste persone". Ma nessuno ha accolto la mia proposta».
Lei è padrino di un bimbo rom: ha avuto il coraggio di parlargli dell'ordinanza?
«Lui è in un altro campo. Quando gliel'ho detto - c'era anche la madre - non mi ha dato la solidarietà per gli altri rom. È un fatto culturale, penso».
Il pugno di ferro paga elettoralmente?
«Ci sono favorevoli e contrari. So che la Chiesa è molto vicina a questo caso, però a volte la reazione è d'impulso, non meditata, e la situazione diventa ancora più pesante. Mercoledì ci sarà un'assemblea pubblica e vedremo la reazione dei cittadini».
La comunità rom sta creando problemi?
«Mi ha detto don Usai che i bimbi e le mamme stanno frequentando un corso di buona educazione dalle suore di Silì e gli uomini lavoreranno nelle serre. Meglio tardi che mai, è già qualcosa».
La Regione ha individuato undici case per la comunità.
«Sette sono ad Arborea, le altre quattro in altrettanti Comuni. Non è corretto. Abbiamo la discariche abusive di amianto, le colonie per bambini che usano gli altri paesi, l'impianto di smaltimento dei rifiuti, la casa famiglia. E vogliono lasciare solo sulle nostre spalle anche quest'emergenza. Sogno che le cose vadano diversamente».
(3 - continua)
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DA La Nuova Sardegna LUNEDÌ, 28 LUGLIO 2008

Vittima un uomo di 85 anni, un bagnante si è trovato accanto al cadavere

Stroncato da un infarto mentre nuota

Oggi sarà presentato il programma di salvataggio sulle coste oristanesi

di ELIA SANNA
 ARBOREA. Un infarto probabilmente lo ha colpito mentre nuotava in poco meno di un metro d’acqua. Quando dalla riva qualcuno ha capito che si stava consumando una tragedia ormai era troppo tardi. Il cuore dell’uomo aveva già cessato di battere.
 La prima vittima di questa estate nella costa dell’Oristanese è Tigellio Manias, un pensionato di 85 anni, di Curcuris, appassionato nuotatore.
 E’ morto sul litorale di Arborea sulla spiaggia 28, proprio accanto alla colonia marina dove poche sera fa era deceduta la piccola Emanuela Carta. L’uomo è stato notato da un altro bagnante: galleggiava con la faccia rivolta sott’acqua. Alcuni soccoritori lo hanno trascinato a riva, ma ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile. Tigellio Manias era già morto. Il suo cuore si era fermato da qualche minuto, forse stroncato da un infarto. E’ stato inutile quindi l’arrivo di una ambulanza del 118.
 Il medico ha solo constato il decesso del pensionato. L’allarme è scattato pochi minuti prima delle 12 in un tratto del litorale di Arborea molto frequentato soprattutto da famiglie che trascorrono la giornata nella pineta.
 Tigellio Manias aveva raggiunto la marina di Arborea dopo un viaggio in pullman. Lo faceva quasi tutti i giorni quel lungo tragitto: saliva sul bus dell’Arst ad Ales per raggiungere la costa. Anche ieri mattina non ha voluto rininciare alla splendida giornata nonostante l’autobus fosse particolarmente affollato, nonostante sapesse che in spiaggia, la domenica, c’è sempre troppo gente.
 I bagnanti che a quell’ora godevano il sole non si sono accorti di quanto stesse accadendo. Tigellio Manias era appena entrato in mare quando il malore lo ha colpito improvvisamente. Non ha avuto neppure il tempo di chiedere aiuto. A urlare domandando soccorso è stato un bagnate che ha visto a poche centimetri da lui il corpo immobile.
 Quando l’uomo è stato riportato a riva è stato coperto da un lenzuolo. Così come ha confermato pochi minuti dopo lo stesso medico in servizio nell’unità mobile di rianimazione del 118 è morto sul colpo. Sul luogo della tragedia sono quindi intervenuti i carabinieri della stazione di Arborea, diretti dal maresciallo Ilario de Padova. I militari hanno provveduto alla identificazione del pensionato e informato la famiglia e la Procura.
 Dopo l’autorizzazione del magistrato il corpo di Tigellio Manias è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale di Oristano.
 Lo scorso anno nello stesso tratto di mare era annegato un altro pensionato. Il primo incidente in mare, quindi, è avvenuto alla vigilia del piano di salvamento a mare. Come nel resto dell’Oristanese, sulla spiaggia 28 non è ancora cominciato il servizio di soccorso che proprio questa mattina sarà illustrato in una conferenza stampa nella sede dell’amministrazione provinciale di Oristano.
 I funerali di Tigellio Manias dovrebbero svolgersi questa sera

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26 luglio 2008

Arborea. Una donna è stata soccorsa da un automobilista ma è fuggita prima di arrivare all'ospedale

  
  da L'Unione Sarda Sabato 26 Luglio 2008
Arborea. Una donna è stata soccorsa da un automobilista ma è fuggita prima di arrivare all'ospedale
Ferita, chiede aiuto e poi scappa
Sulla strada buia col volto insaguinato: è giallo

Si pensa possa trattarsi di una prostituta extracomunitaria aggredita e picchiata da un cliente.
Aveva il viso insanguionato, piangeva e tremava dalla paura. Vagava senza meta sul ciglio della strada che porta ad Arborea, a pochi chilometri dall'ingresso del centro abitato: un giovane che rientrava a casa, qualche minuto prima delle due del mattino, ha notato quella ragazza e subito ha capito che potesse essere successo qualcosa di grave. E si è fermato per prestarle soccorso. Appena è sceso dalla sua auto ha visto che aveva la faccia completamente sporca di sangue e le lacrime agli occhi. Con una salvietta ha cercato di ripulirle il volto e senza perdere tempo l'ha caricata in macchina per accompagnarla alla guardia medica. Poco dopo però la ragazza è saltata giù ed è fuggita in mezzo ai campi. A quel punto il giovane ha lanciato l'allarme e ha chiesto l'intervento dei carabinieri: una pattuglia del Nucleo radiomobile è arrivata nel giro di pochi minuti ad Arborea, ma la ragazza era già sparita nel nulla.
IL MISTERO Chi fosse quella ragazza ancora non si è capito. Non ha spiccicato una parola e proprio per questo non si sa neppure se fosse italiana o straniera. Il sospetto è che sia stata picchiata e che abbia preferito non presentarsi dalla guardia medica per evitare di subire ritorsioni ancora più pesanti. Le villette all'ingresso di Arborea sono abitate da alcune ragazze extracomunitarie e per questo non si esclude che la giovane che chiedeva aiuto fosse una prostituta aggredita da un cliente. O, peggio ancora, dal suo protettore. Tutte queste però sono semplici ipotesi, perché di quella giovane ferita nessuno ha trovato traccia. L'automobilista che ha raccontato questa storia ai carabinieri dice di non conoscerla e di non aver capito cosa le fosse successo.
LE INDAGINI Prima di tutto dunque i militari della compagnia di Oristano stanno valutando l'attendibilità del racconto dell'uomo che ha lanciato l'allarme. Poi dovranno tentare di rintracciare la ragazza che vagava sul ciglio della strada provinciale nel cuore del notte in preda alla disperazione.
Partendo da un dubbio: come mai quella giovane è fuggita appena ha capito che stava per essere accompagnata dalla guardia medica? Una volta arrivati al primo semaforo, proprio all'ingresso di Arborea, ha aperto lo sportello ed è scesa dalla macchina. In un attimo è sparita. Forse era clandestina e rischiava di essere espulsa? Oppure temeva di subire un punizione ancora più pesante?

NICOLA PINNA
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permalink | inviato da arborea il 26/7/2008 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 luglio 2008

ARBOREA. Mesto viaggio della coppia da Villacidro all’obitorio Oggi l’autopsia tenterà di spiegare cos’è accaduto

  
da La Nuova Sardegna 2008 VENERDÌ, 25 LUGLIO 2008

Il dramma dei genitori di Emanuela

Mesto viaggio della coppia da Villacidro all’obitorio Oggi l’autopsia tenterà di spiegare cos’è accaduto

Ricostruite le ultime ore di vita della bambina: alle 17 il gelato senza glutine, più tardi il dolore allo stomaco, sempre più forte, la corsa alla guardia medica fino al decesso, intorno alle 22

 di Paolo Matteo Chessa ed Elia Sanna

ARBOREA. Due firme su un verbale dei carabinieri. Una procedura burocratica, per certi aspetti impietosa, che comunque andava rispettata. Così nella tarda mattinata di ieri - provenienti da Villacidro, dove vivono - Gabriella Lilliu e Gianluca Carta, madre e padre di Emanuela, la bambina di 10 anni deceduta improvvisamente mercoledì notte nell’ambulatorio della Guardia medica, hanno varcato la porta della caserma dell’Arma, per firmare appunto quel documento. Poi, il mesto viaggio della coppia, accompagnata da alcuni parenti, fino a Oristano, all’obitorio dell’ospedale San Martino.
 Lì oggi sarà effettuata l’autopsia disposta dal sostituto procuratore della Repubblica Lucio Marcantonio. E, dramma nel dramma, sarà proprio quello il momento della verità, perché l’esame necroscopico, che verrà eseguito dal medico legale Roberto Demontis, dovrebbe chiarire le cause della morte. Anche se già ieri, con il trascorrere delle ore, si è fatta sempre più largo l’ipotesi che a spezzare la vita di Emanuela sia stata una repentina crisi respiratoria, contro la quale nulla hanno potuto neppure i farmaci che la bambina aveva sempre con sé.
 Infatti, Emanuela non era soltanto celiaca: soffriva anche di attacchi d’asma. Dettagli sulla sua salute che comunque erano noti ai responsabili e al personale medico della colonia marina - questo era il terzo anno che Emanuela ci trascorreva le vacanze - che infatti seguivano costantemente la bambina, soprattutto per quanto riguardava l’alimentazione. E questo ha reso e rende ancora più incomprensibili i contorni della tragedia, che si è compiuta a tarda sera, anche se le prime avvisaglie si sarebbero manifestate nel pomeriggio.
 Già, perché intorno alle 17 - come è stato accertato dai carabinieri della stazione, coordinati dal maresciallo Ilario De Padova, in base alle dichiarazioni delle assistenti della colonia - Emanuela ha mangiato un gelato, così come tutti gli altri bambini. Anche se il suo era un gelato speciale, ovvero confezionato appositamente senza il glutine, la sostanza a cui sono allergici i celiachi. Solo qualche ora dopo la bambina ha iniziato ad accusare dei dolori allo stomaco, tanto che ha rifiutato la cena, chiedendo invece un thè (o una camomilla: per quanto ininfluente il particolare non è stato chiarito) caldo e ben zuccherato. Ma dopo un po’ i dolori allo stomaco sono aumentati e la piccola ha cominciato a piangere e a lamentarsi. Preoccupati, i responsabili della colonia l’hanno quindi accompagnata all’ambulatorio della Guardia medica, dove il medico di turno si è accorto subito della gravità della situazione e ha chiesto l’intervento del 118. Ma non c’è stato il tempo: la piccola Emanuela è praticamente spirata tra le sue braccia.
 Sono stati momenti difficili per tutti. Una tragedia che ha scosso a fondo i responsabili della colonia e il medico che ha tentato il tutto per tutto per strapparla alla morte. Senza riuscirci, purtroppo.
 C’è da aggiungere che nonostante la morte sia stata classificata come «decesso per cause naturali», i carabinieri del Comando provinciale - diretti dal Capitano Ivan Giorno - stanno portando comunque avanti le indagini disposte dalla procura della Repubblica per chiarire qualsivoglia dubbio sulla triste fine di Emanuela, che ieri il padre Gianluca - rientrato in tutta fretta dalla Penisola, dove lavora come operaio specializzato - ha purtroppo visto adagiata su un freddo lettino dell’obitorio. Per lui è stato un doppio choc, perché giusto tre mesi fa era stato a Villacidro, per assistere alla prima comunione della sua unica figlia.

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da La Nuova Sardegna 2008 VENERDÌ, 25 LUGLIO 2008

Scelgono il silenzio nella casa vacanze sul mare

«Anch’io ho un figlio di quell’età non si può dire ciò che si prova»

di MICHELA CUCCU
 ARBOREA. «Qui non c’è nessuno dei responsabili. Sono tutti fuori sede. Se vuole, li cerchi al telefono. Il numero? È scritto sull’insegna sopra la porta...». Ieri mattina nella colonia Santa Barbara, dove fino a poche ore prima era ospite la piccola Emanuela, uccisa probabilmente da una crisi respiratoria, la tensione era alta. Niente interviste, niente informazioni. Appena aperta la porta di alluminio laccato verde scuro che si trova lungo la strada si parano un gruppo di signore. Dal loro abbigliamento - grembiuli colorati, qualcuna ha un fazzoletto sul capo - si capisce che sono le addette alle cucine della struttura che - come si apprende dal sito della parrocchia di Santa Barbara di Villacidro, proprietaria della struttura - può accogliere una settantina di persone.
 Inutile insistere, inutile chiedere persino il nome del responsabile della struttura: «Non posso darglielo, c’è la legge sulla privacy. Io lo so perché ho una figlia avvocato», risponde decisa la più aziana delle addette, che spiegano di essere volontarie. E aggiunge: «Non possiamo dire nulla». All’ultimo tentativo per avere almeno un approccio con la direzione, la risposta è ancora più lapidaria: «Ci scusi: per noi è l’ora di punta. I bambini stanno per venire a pranzo». Dicono il vero. È passato da poco mezzogiorno e si intravedono tavolini apparecchiati, con tovaglie colorate e sedie piccole.
 La colonia Santa Barbara è una struttura non recentissima. Sorge al termine della strada che costeggia la Marina di Arborea, da un lato la spiaggia, dall’altro la pineta. in mezzo l’asfalto tutto fossi e avvallamenti.
 Ad Arborea tutti sanno dov’è la colonia. Il primo passante spiega subito che per raggiungerla bisogna imboccare una deviazione sulla strada provinciale, prima dell’abitato. Ma quando si cerca di parlare della disgrazia avvenuta la notte prima nessuno commenta: «Povera bambina, chissà cos’è accaduto. Forse le ha fatto male qualcosa, forse già non si sentiva bene», dice una signora impegnata a fare la spesa al centro commerciale. Anche sulla spiaggia, non troppo affollata, i commenti sono rari. C’è poca voglia di parlare di questa storia, perché riguarda una bambina di appena dieci anni: «Anche io ho un figlio di quell’età - dice cortese una signora - però, capitemi, parlare dei sentimenti con i giornalisti non mi pare la cosa migliore. Soprattutto adesso».
 Poco più avanti, seduto sotto l’ombrellone, un signore di mezza età scuote la testa. Parla della colonia: «È una struttura di grande tradizione. Ci vanno tanti bambini, ogni estate, da tanti anni». Poi aggiunge, con tono triste: «Queste disgrazie possono capitare ovunque. Anche a casa».

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da www. unionesarda.it
Di celiachia non si muore,
lo affermano gli esperti
Esperti gastroenterologi affermano che la celiachia non porta alla morte. L'accidentale assunzione di prodotti alimentari contenenti glutine provoca disturbi che passano dopo qualche giorno.
Di celiachia non si muore, nemmeno se si ingerisce il glutine a cui si è intolleranti. Lo ricordano i gastroenterologi commentando il caso della bambina morta ieri in Sardegna dopo aver cenato con cibi privi di glutine, e rassicurano: i prodotti gluten-free in commercio sono sicuri. "La celiachia - spiega Umberto Volta, gastroenterologo del centro per celiaci del policlinico Sant'Orsola di Bologna e presidente del comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia - è un tipo di intolleranza alimentare che non può portare alla morte. Se il paziente ingerisce accidentalmente del glutine, al massimo può essere colpito da disturbi temporanei, come dolori addominali, vomito e diarrea, che di solito spariscono dopo pochi giorni". Dello steso parere è anche Salvatore Cucchiara, primario di gastroenterologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma: "la tragica vicenda della bambina morta ieri non è riconducibile alla celiachia. Molto probabilmente è dovuta all'ingestione di un alimento a cui non sapeva di essere allergica". La morte improvvisa della bambina, secondo Volta, fa infatti pensare a uno shock anafilattico, che può essere stato scatenato da una allergia alimentare comparsa improvvisamente: "nel centro bolognese dove lavoro - specifica Volta - seguo oltre 1.500 celiaci, e di questi circa il 2% soffre anche di allergie alimentari". Gli esperti vogliono comunque tranquillizzare tutti i pazienti celiaci (in Italia sono 75.000 i casi diagnosticati, ma si stima che i celiaci siano più di mezzo milione) anche riguardo la sicurezza dei prodotti privi di glutine. "Sia gli alimenti dieto-terapeutici erogati dal servizio sanitario nazionale che quelli reperibili nei centri commerciali - aggiunge Volta - sono assolutamente sicuri. Chi volesse ancora ulteriori garanzie può scegliere i prodotti che presentano sull'etichetta il simbolo della spiga di grano sbarrata, promosso dall'Associazione italiana celiachia, che sono periodicamente sottoposti a controlli ministeriali".

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permalink | inviato da arborea il 25/7/2008 alle 5:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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